LE FONDAMENTA

L'Urgenza

I bambini di oggi, soprattutto quelli del nostro mondo agiato, che non hanno mai avuto urgenza di sopravvivenza, vivono il corpo e le sue abilità molto meno di noi e dei nostri padri. Meno movimento libero, meno fatica fisica, meno contatto con la resistenza del mondo reale. Il corpo iperprotetto, seduto, schermato, non costruisce gli strumenti neurologici che servono per reggere la vita

Il mondo che i nostri figli troveranno da adulti non è quello in cui siamo cresciuti noi. Non è una forma di pessimismo, dirlo, è guardare i fatti per poterli equipaggiare adeguatamente.
Le economie si contraggono, i lavori cambiano forma ad ogni nuova introduzione di tecnologie. Le IA insediano competenze lavorative, altri mestieri sorgono in tempi cosi veloci che l'adeguamento è sempre più difficile e non aspetta nessuno. Chi ha più abilità regge meglio i cambiamenti.
Le relazioni sociali sono sempre più fragili, le istituzioni meno solide. La stabilità che i nostri genitori davano per scontata per noi stessi — il posto fisso, la casa, la comunità di quartiere — non è più un orizzonte garantito per nessuno, nemmeno per i nostri figli o studenti.
In questo contesto, un bambino che non regge la fatica, che crolla alla prima frustrazione, che non riesce a stare nel disagio senza dissolversi, è un bambino che arriverà impreparato. Non mi riferisco alla impreparazione scolastica o negli studi, ma impreparato alla vita, impreparato fisicamente e neurologicamente e questo incide sulla sua capacità di accettare cambiamenti, frustrazioni, adattarsi agli eventi e sopravvivervi con una buona dose di serenità e armonia.
Il sistema nervoso non attrezzato non è una questione di carattere o di volontà: è una questione di sviluppo che non si è completato.
E quello che non si completa nell'infanzia non scompare — rimane come una fragilità che la vita, prima o poi, trova.
I bambini di oggi, soprattutto quelli del nostro mondo occidentale, agiato, che non ha mai avuto urgenza di sopravvivenza, vivono il corpo e le sue abilità molto meno di noi e dei nostri padri. Meno movimento libero, meno fatica fisica, meno contatto con la resistenza del mondo reale. Il corpo iperprotetto, seduto, schermato, non costruisce gli strumenti neurologici che servono per reggere la vita adulta. Non stiamo parlando di sport o di disciplina. Stiamo parlando di qualcosa di più fondamentale: di come il sistema nervoso impara a regolarsi, a recuperare, a restare integro sotto pressione, trovando un modo per poter fiorire comunque.
L'urgenza è questa. Non è una urgenza di domani, tenendo le dita incrociate per gli scongiuri. L'urgenza è adesso, mentre il bambino è ancora in sviluppo, mentre il sistema nervoso è ancora plastico, mentre c'è ancora tempo per intervenire sul terreno. Nuni Burgio